IMU e riqualificazione degli edifici

Il Ministero dell’Economia; ha chiarito [Risoluzione n.11/DF dell'11 Dicembre 2013] che le strutture di proprietà di imprese di costruzione, che siano stati acquistati per essere sottoposti ad interventi di restauro per poi essere rivenduti sul mercato, rientrano legittimamente nel concetto di “Magazzino” e pertanto le imprese non dovranno pagare la seconda rata dell’IMU sugli stessi e godranno di un esonero totale per il 2014. Questo chiarimento è arrivato a seguito di una sollecitazione dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili [ANCE] che, nell’esercizio dei suoi doveri di tutela della categoria, non poteva non invitare le parti politiche a riflettere sulla inopportunità di far gravare un simi regime impositivo sulle imprese che coraggiosamente operano il recupero del patrimonio residenziale.

 

Esonero per le imprese che riqualificano

Il Ministero perviene a tale conclusione in virtù della considerazione che, ai fini IMU, l’art.5 comma 6 del D.Lgs. 504/92 stabilisce che, in caso di utilizzazione edificatoria dell’area, di demolizione del fabbricato, di interventi di recupero a norma dell’art. 3 comma 1 lett. c), d) ed f) del DPR 380/2001, la base imponibile è costituita dal valore dell’area, la quale è considerata fabbricabile anche in deroga a quanto stabilito nell’art.2 del D.Lgs. n.504/92, senza computare il valore del fabbricato in corso d’opera, fino alla data di ultimazione dei lavori di costruzioni, ricostruzione o ristrutturazione ovvero, se antecedente, fino alla data in cui il fabbricato costruito, ricostruito o ristrutturato è comunque utilizzato. Dunque, secondo il Ministero, il legislatore ha operato un’equiparazione tra i fabbricati oggetto degli interventi di incisivo recupero di cui all’art.3 comma 1 lett. c), d) ed f) del DPR 380/2001 e i fabbricati in corso di costruzione.

Il fatto che l’obiezione sia stata;accolta e si sia comunque optato per un interpretazione tale da estendere il regime di esonero, già vigente per i fabbricati di nuova costruzione destinati alla vendita e rimasti invenduti,  è un chiaro segnale di come il settore del recupero edilizio sia uno dei trend su cui le politiche attive puntino per riportare il settore in attivo.  Ricordiamo che, ai sensi del Testo unico dell’edilizia, rientrano tra gli interventi di significativo recupero quelli previsti dall’articolo 3, comma 1, lettere c., d. ed f. Si tratta restauro e di  risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia e ristrutturazione urbanistica. Non potranno quindi beneficiare dell’esenzione gli immobili su cui, prima della vendita, il costruttore effettua lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria.

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