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Instaura

di Andrea Damiati, Architetto


Cosa s’intende per Restauro di un bene architettonico e in che modo un bene architettonico caratterizza il paesaggio che lo circonda?

Il Restauro Architettonico è una disciplina con precisi fondamenti teorici ma, se vogliamo, anche un’arte, un modus operandi, una formula di rispetto e consapevolezza di identità e memoria storica. Il paesaggio è fortemente determinato dall’architettura circostante, in maniera netta, talvolta quasi tagliente. Essa determina spazi ma anche atteggiamenti umani, sociali, economici. Insomma di vita. Il Restauro può rappresentare la formula per la prosecuzione o meno di questa vita, in un modo o nell’altro…

Esistono dei criteri per cui una struttura storica o contemporanea risulta “armonizzata” al contesto su cui insiste?

I criteri in generale servono a dare una linea, a creare presupposti di stile. Nei secoli l’architettura ha dovuto affrontare spesso l’annoso problema della ricerca di uno stile, volto proprio ad identificare l’architettura di un dato periodo storico, al fine probabilmente anche di una “distinguibilità” dal passato o di un’evoluzione di tecniche e finiture costruttive. L’armonia con il contesto è correlata, dunque, a tale aspetto essenziale di distinguibilità stilistica, coadiuvata ovviamente da un’oculata scelta di materiali e giocando sugli aspetti del color o del lightning design, senza troppo impattare al punto da prevaricare sull’aspetto storico. E’ l’ardua ricerca di equilibrio. Molti architetti osano e staccano nettamente la loro opera dal contesto. Sostenendo per essa un rispetto da ricercarsi proprio nella “estraneazione tipologica e morfologica”. Il dibattito è sempre in corso e il diverbio è sempre molto interessante…


Sai darmi qualche dato sullo stato di conservazione delle opera storiche e contemporanee in Italia? Gli altri paesi europei come si comportano e a quale modello europeo dovremmo rifarci?

In Italia la situazione la leggo in questi termini: le grandi opere, quelle universalmente riconosciute, spesso e volentieri versano in condizioni precarie o comunque, per esse, è ancora in fieri un completo programma di Recupero/Restauro, vedi aree archeologiche quali Pompei o interi centri storici patrimonio dell’Umanità (ad esempio il cuore della città di Napoli). Non credo sia diversa la condizione altrove, vuoi per la situazione economica generale, vuoi per mancanza di reale interesse, forse, verso la tematica.
Per quanto concerne modelli in questo momento posso dire che essendo il problema del Restauro di ordine culturale e data la sua complessità strettamente connessa alle diversità territoriali, alla variabilità delle culture e tradizioni, ma anche alla difficoltà di approccio innanzi a monumenti che ritroviamo spesso in condizioni disarmanti, l’atteggiamento resta continuamente variabile, da un lato si va verso una polarizzazione del restauro critico, attraverso operazioni di pura conservazione e manutenzione-ripristino, dall’altro si opta per interventi maggiormente “creativi”, laddove non è stato possibile ritrovare documenti attestanti la situazione precedente (o anche si), seguendo ancora, quei principi di base, sempre attuali, teorizzati a metà secolo ed ufficializzati con la Carta di Venezia del 1964, quali il minimo intervento, la distinguibilità, la compatibilità materica, chimico - fisico meccanica, la rimovibilità, attinente ad interventi sempre reversibili ed “aggiornabili” con l’avanzamento tecnologico.

I dati sul nostro paese sono preoccupanti eppure non mancano le iniziative private per limitare questo fenomeno di degrado dilagante e abbandono inesorabile. Parliamo di voi, come nasce l’idea di Instaura? Raccontaci l’aneddoto da cui ha avuto tutto inizio.

E’ un aneddoto semplicissimo e nasce da due momenti cruciali: uno è lo studio della materia Restauro Architettonico che è stato, per noi, sicuro stimolo alla conoscenza del territorio ad aprire gli occhi verso “nuove” prospettive da vivere e scoprire, afferenti alla tematica del recupero. L’altro è nato realmente dall’osservazione pura del territorio, da quella meraviglia e fascinazione e dissesto interiore simultanee che palesava a palesa agli occhi di tutti il degrado, l’abbandono, il disuso di tanti spazi architettonici e paesaggistici che potrebbero essere utilizzati dalla collettività, sofferente spesso per mancanza di strutture dove realizzare progetti di coesione territoriale e sociale. Dunque esigenze di mostrare, comunicare, informare, come primo passo verso un moto di rivoluzione.


A chi si rivolge Instaura?

instaura.it

A tante persone, a singoli ma in particolare a gruppi, perché crede nella forza della collettività, nella compartecipazione, nella interdisciplinarità. Creare un comitato di competenze tecnico – scientifiche ed affiancare ad esso la passione di ogni singolo individuo, il racconto di un anziano memoria storica viva di un’epoca, la voce del popolo, le sensazioni di chiunque voglia contribuire a dare qualcosa al territorio in cui vive, come opportunità per migliorare la qualità di una vita degradata, perfetta trasposizione dell’architettura che la racchiude, che le fa da guscio protettore.

La passione è il motore primo di ogni progetto e il vostro ne ha da vendere, ma quando si crea un portale web come instaura.it si ha anche la convinzione che ci sia qualcosa di utile e di valore per il prossimo. Sapresti raccontarmi quali nuove opportunità Instaura offre ai propri utenti? E in che modo quello che gli offrite migliora la loro vita?

Innanzitutto Instaura “parla”: comunica in maniera diretta la tematica del recupero. Siamo convinti che iniziare dall’informazione, attraverso le potenzialità del web, sia la prima missione da svolgere. Dunque gli utenti possono trovare sul portale e sulle pagine social qualcosa di utile da studiare o almeno l’opportunità di incuriosirsi ed iniziare a guardare con occhi diversi il proprio territorio. Ecco che “guardare le cose da una prospettiva diversa” può essere requisito di cambiamento/miglioramento della loro/nostra vita…
Per chi in particolare studia l’argomento può trovare inoltre su Instaura.it oltre a temi da approfondire anche altre persone che seguono per lavoro e passione la materia in questione, mostrando progetti, proponendo idee, o segnalando, operazione iniziale ma fondamentale, quello che il proprio territorio offre, sia in termini di bellezze che di criticità su cui pensare di intervenire.

Abbiamo appreso il vostro valore e con l’impegno che ci mettete siamo sicuri dimostrerete presto di avere una marcia in più. A proposito, esiste qualche servizio pubblico simile al vostro portale? Se sì, in che modo vi differenziate da loro? Se no, perché nessuno si è mai preoccupato di crearlo?

Di certo esiste, in quanto la tematica ultimamente e per fortuna si è diffusa maggiormente, per cui ognuno sta cercando, nel proprio raggio d’azione, di strutturare “qualcosa”, sia essa un’iniziativa sporadica, sia essa una programmazione ben definita. Il web di riflesso vede nascere tante pagine dedicate al tema: quando abbiamo creato il sistema non c’era ancora però un portale del genere, se non qualche timido tentativo di pensare a tipologie di “ristrutturazioni” a km0. Ma non si parlava di Recupero, ne tanto meno di Restauro, cosa a cui noi miriamo direttamente, a cui, però, arriviamo ancora gradualmente, in quanto materia ostica e non semplice “da accogliere” e forse anche da comunicare in maniera diretta a tutti. La difficoltà resta questa ma stiamo provando in modalità molto leggere e con la grafica ad arrivare a tutti e coinvolgere i cittadini verso una nuova sensibilità.


Spero la tua risposta serva a qualcuno per riflettere, era nelle nostre intenzioni smuovere un po’ le coscienze. Veniamo alle idee che migliorano il Paese, cos’è un IDEIFICIO?

Il concetto di Ideificio è nato per gioco, per divertimento: abbiamo immaginato un grosso contenitore, come fosse una fabbrica di idee, ovviamente non nel senso stretto del termine, cioè non intendendo “produzioni industriali” di idee, ma qualcosa di più artigianale e personalizzato. Rifletto in tal senso perché sostengo a gran voce che non è possibile applicare la stessa idea, copiandola ed incollandola in altri luoghi, senza analizzare il contesto storico, artistico, urbanistico, socio – economico e quanto altro, in cui poterla in qualche modo “applicare”. Credo molto nel concetto di “condizionamento per riflesso” naturale e spontaneo, nel senso che vedere realizzare o ideare, seppur solo virtualmente, un’idea possa, come affermato nella domanda, “smuovere” coscienze ed animi sensibili alla concreta ed effettiva realizzazione del progetto. Dunque l’ideificio è un esperimento, una modalità di stimolare prima virtualmente, poi si spera nella realtà fisica materiale, a modificare il territorio, recuperandolo in termini di innovazione tecnologica, in termini di esigenze e nuove prestazioni richieste. L’ideificio è il sistema che produce idee, dalla teoria del singolo che vuole proporre idealmente una destinazione d’uso per un edificio dismesso o abbandonato da anni o recuperato ma in disuso (ancora peggio), al progetto graficizzato di un architetto o uno studente di architettura in collaborazione ovviamente con studiosi di storia, urbanistica, paesaggio, per quella visione interdisciplinare che tanto può supportare le ardue e complesse operazioni di recupero del tessuto storicizzato.


Se i beni culturali ti accordassero il ripristino di un solo dei beni architettonici registrati nel vostro osservatorio, quali criteri adotteresti per selezionarlo.

Domanda interessante a cui trovare risposta comporterebbe un tempo infinito di valutazione critica. Anche se il patrimonio, più o meno riconosciuto, è talmente vasto, risulta necessario operare delle scelte, nonostante ritenga assurde le “catalogazioni” fra le bellezze architettoniche (basti pensare a quelle che erroneamente sono definiti “siti minori”). Tutto questo per arrivare ad una conclusione, ad un solo concetto, quella “compartecipazione interdisciplinare” delle competenze di cui prima: mettere insieme le diverse materie che concorrono ad una “definizione” dell’opera, in modo da avere una valutazione complessiva dell’architettura individuata da recuperare. I criteri potrebbero essere infiniti, come anche i tempi, ma attengono di certo a concetti quale istanza storica, istanza estetica, istanza psicologica, facendo riferimento a studiosi che in passato hanno dedicato anni della propria vita alla ricerca della storia e del restauro architettonico, in modo da conferire attraverso questa complessa disciplina, la tanto ambita continuità storica, quel collante fra le epoche, spesso distrutto dall’utilizzo spassionato di materiali e tecniche invasive, o da interventi volti a distruggere le tracce della passata civiltà. Talvolta, anzi spesso, compartecipano all’opera anche catastrofi naturali (e non). E’ necessario avere competenze, oltre che sensibilità e propensione verso il “passato”, e studiare gli eventi storici, quel ciclo continuo che rappresenta la storia che, sostanzialmente, positiva o negativa che fosse stata, va trasmessa, sia come Monumento che come (insito) Documento…


Possiamo segnalare già qualche storia di successo intrapresa grazie ai servizi offerti su Instaura? Raccontaci come è andata.

Certo. Il successo per noi è sito in tutte le nostre iniziative, dal semplicissimo Instaura tour, passeggiate itineranti alla scoperta dell’architettura sul territorio che diventa un modo per conoscere le persone e coinvolgerle off-line nel progetto, modo anche per scoprire, piacevolmente, come la tematica stia a cuore a tutti, o per lo meno a chiunque venga con piacere a queste nostre iniziative. Altro successo è stato Instaura Lab, come anche l’ ”on the road” organizzato lo scorso luglio: sostanzialmente sono delle occasioni, sperimentazioni e motivi in più per proseguire il progetto, trovando sulla strada persone entusiaste, appassionate e che vogliono fare qualcosa. Da quel momento accade una sorta di “riconoscimento”, ognuno vede nell’altro la possibilità di dire, fare, pensare, sul proprio territorio iniziative analoghe o pensarle insieme. Insomma qualcosa succede, si innesca una sorta di consapevolezza che si possa operare, nonostante la crisi che attanaglia il paese e i giovani spesso demotivati durante e post università.


Chiudi gli occhi e descrivimi dove sarete tra due giorni, tra due mesi e tra due anni.

Saremo sempre qua, viaggeremo ma poi torneremo, imprimendo nella mente conoscenze, immagini e sensazioni. Tornare è importante, anche se indubbiamente arduo, soprattutto se si è trovato nuovo equilibrio in altri luoghi. Bisogna farlo perché credo che ognuno debba in qualche modo battersi per i luoghi in cui è nato, al di la della condizione in cui essi siano stati ridotti o meno. Talvolta credo che non vi sia speranza, altre volte, invece, anche piccoli gesti sembra possano cambiare il mondo. Mi chiedo solo se tutti vogliano questo realmente…
Personalmente confido in Instaura e nel suo entusiasmo, nella sua determinazione. Spero vada avanti verso la strada della conoscenza e che coinvolga sempre più persone, supportandole, in qualche modo, a ritrovare semplicemente quella sensibilità e quel legame che già possiedono, ma che spesso dimenticano, per disparati motivi. E’ un passo naturale e spontaneo verso il recupero, quella favola bella che può aiutare il territorio a conservare materia e trasmettere valori.

Created: Aug 20, 2015
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