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IL PIANO CASA

Il Premier Matteo Renzi ed il Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi  hanno presentato il nuovo Piano Casa.

Questo decreto con i suoi nove articoli cerca di far fronte alle nuove problematiche sociali emerse con la gravissima crisi economica che dal 2008 colpisce il nostro paese.

Che il mercato immobiliare sia in crisi è una cosa detta e risaputa, e lo è anche il fatto che le condizioni di suddetto mercato peggiorano di ora in ora. Basti pensare che dalle indagini Istat il mercato immobiliare italiano nel IV semestre 2013 presenta ancora un segno negativo con un calo complessivo pari al -7,5% ; il tasso delle compravendite risulta pertanto nuovamente regredire rispetto al III trimestre del 2013 che già segnava un calo del -6,6 %.

Lo stile di vita degli italiani è stato totalmente stravolto, se prima l'investimento nella casa di abitazione era una priorità assoluta, tutto ciò oggi diventa impensabile, dato il timore fondato del sistema bancario a concedere nuovi mutui, in quanto  la dilagante crisi economica ha comportato l'impossibilità di rispettare contratti da parte della clientela.

Ma nonostante ciò, il fabbisogno abitativo delle famiglie italiane è pressochè inalterato, e ciò che preoccupa di più è che quest'ultime  hanno la difficoltà a trovare un alloggio dignitoso, perchè incapaci di sostenere qualsiasi tipo di spesa legata all'abitazione.

Attualmente una grande percentuale della popolazione italiana è obbligata a risiedere in abitazioni stipulando un contratto d'affitto, che per il più delle volte risulta essere troppo costoso, data la crisi occupazionale.

E' importante sottolineare, che oggi la crisi abitativa non interessa solo le fasce più povere della società, ma anche nuove categorie hanno difficoltà a pagare l'affitto, ad esempio molte famiglie con figli pur disponendo di un'occupazione sicura, nel perdere il proprio impiego, subiscono una drastica riduzione di risorse economiche disponibili, trovandosi così impossibilitati  a far fronte alle spese d'affitto.

Ma questo probelma è comune anche a coppie giovani con un'instabilità lavorativa e persone anziane che vivono da sole con esigue pensioni sociali.

 

Proprio per la necessità di ampliare il mercato degli alloggi in affitto a canone moderato, a favore delle categorie sociali, vengono applicate  delle misure urgenti di contrasto al disagio abitativo per questo motivo nel nuovo Piano Casa è sottolineata  l'urgenza di incrementare il Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione che da complessivi 100 milioni di euro ( già stanziati dalla legge n. 124/2013) passano a 200 milioni di euro.

In merito al fondo destinato agli inquilini  morosi incolpevoli, l'attuale dotazione di 40 milioni di euro è incrementata di complessivi 241,4 milioni di euro dal 2014 al 2020.

Inoltre per  sostenere le circa 2,5 milioni di famiglie in affitto con una situazione di disagio abitativo , perchè il canone incide per oltre il 40% sul reddito, e per ridurre le tensioni sul mercato delle locazioni , con le risorse del fondo affitto verranno creati degli strumenti a livello comunale che svolgeranno una funzione di garanzia e di supporto fra proprietario e affittuario, ad esempio nel caso in cui ci siano eventuali mancati pagamenti o danni all'alloggio.

In merito alle agevolazioni fiscali il Governo ha previsto la riduzione dell'aliquota della cedolare secca, che per il quadriennio 2014 /2017 passa dal 15% al 10 %, per i contratti d'affitto a canone concordato.

In aggiunta viene esteso il regime della cedolare secca anche alle unità immobiliari abitative locate nei confronti di cooperative o enti senza scopo di lucro, purchè assegate ad uso abitativo a studenti universitari.

Il fine della riduzione dell'aliquota della cedolare secca è di disincentivare maggiormente l'affitto in nero e agevolare chi affitta legalmente, specie a canone concordato.

Ai soggetti titolari di contratti di locazione di alloggi popolari adibiti a propria abitazione principale, è rivolta un'altra agevolazione fiscale, che consiste nella detrazione complessiva pari a 900 euro, se il reddito complessivo non supera 15.493,17 euro; e una detrazione pari a 450 euro se il reddito complessivo supera 15,493,17 euro ma non oltre 30.987,41 euro.

Viene stabilito che anche chi vuole dare in affitto un immobile da poco ristrutturato può usufruire di sgravi fiscali, per cui  i redditi derivanti dalla locazione  dei medesimi alloggi sociali non concorrono alla formazione del reddito d'impresa ai fini delle imposte sui redditi e al valore della produzione netta ai fini dell'imposta regionale sulle attività produttive nella misure del 40%.

Uteriore problema che il ministro Lupi mette in luce è il recupero degli alloggi pubblici.

Al momento sono tantissimi gli inquilini che vivono in alloggi popolari nei quali persistono delle condizioni igienico sanitarie insopportabili, basti pensare ad esempi emblematici come le case popolari di Via De Pretis o al quartiere Quarto Oggiaro a Milano, od ancora le case popolari di Corviale a Roma.

Qui come in altri quartieri popolari d'Italia le problematiche sono innumerevoli: infiltrazioni , riscaldamenti mal funzionanti, amianto, ratti nelle cantine, mancanza di illuminazione, strade dissestate, occupazioni e acensori rotti che per residenti disabili o anziani significa essere costretti ad una vera e propria segregazione.

Per porre rimedio a questa situazione viene disposta una serie di provvedimenti.

Molti degli immobili di proprietà degli istituti autonomi per le case popolari verranno sottoposti a procedure di alienazione.

Le risorse derivanti  dalle alienazioni devono essere destinate alla realizzazione di nuovi alloggi di edilizia pubblica o interventi di manutenzione del patrimonio esistente.

Per favorire l'acquisto degli alloggi da parte degli inquilini è prevista la costituzione di un fondo destinato alla concessione di contributi in conto interessi su finanziamenti per l'acquisto degli alloggi di proprietà degli istituti autonomi per le case popolari.

Al fondo è autorizzata una spesa nel limite massimo di 18,9 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2015 al 2020.

Sostanziale, anche per donare nuova vitalità dal punto di vista occupazionale al settore edilizio, è la predisposizione di un piano di recupero e realizzazione degli immobili e degli alloggi di proprietà degli ex Istituti autonomi per le case popolari.

Questo piano prevede lo stanziamento di 400 milioni di euro per il ripristino di alloggi di risulta da cui è possibile mettere a disposizione  circa 12000 alloggi l'anno. Inoltre attraverso il finanziamento della pregressa manutenzione straordinaria è possibile recuperare fino al doppio dei circa 5000 alloggi l'anno recuperati attualmente.

Inoltre il piano prevede un finanziamento di 67,9 milioni di euro per parte degli alloggi che sono destinati a conduttori il cui reddito lordo annuo complessivo è inferiore a 27 mila euro, e che siano o abbiano nel proprio nucleo familiare persone ultrasessantacinquenni, malati terminali o portatori di handicap con invalidità superiore al 66 %, purchè non in possesso di altra abitazione adeguata al nucleo familiare nella regione di residenza.

Sempre per quanto riguarda gli alloggi popolari non è previsto solo il recupero ma viene disposto che trascorso un periodo minimo di 7 anni dalla stipula del contratto di locazione, il conduttore di un alloggio sociale ha la facoltà di riscattare l'unità immobiliare. Chi acquista ha due vantaggi: l'iva dovuta dall'acquirente viene corrisposta solo al momento del riscatto e non all'inizio, ed il reperimento delle risorse finanziarie per soddisfare il fabbisogno  residuo è rimandato al momento dell'atto d'acquisto.

L'ultima disposizione annunciata dal nuovo decreto è di abbattere l'occupazione abusiva di immobili, da oggi chi occupa abusivamente un alloggio non può richiedere la residenza ne l'allacciamento a pubblici servizi in relazione all'immobile, comportando un crollo del fenomeno di circa il 40%.

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