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LA SEMPLIFICAZIONE DELLE PROCEDURE

In approvazione la proposta di un "Modello standard nazionale" per permesso di costruire e SCIA.

Che la ristrutturazione del nostro paese dovesse passare per un’iniziativa politica efficace a sostegno del settore edile lo si era capito da tempo. Eppure nonostante i contributi fiscali a sostegno delle iniziative private, l’avvicendarsi delle diverse amministrazioni ha condotto negli ultimi anni il settore in una vera e propria paralisi che condanna imprese edili e privati. Questo è quanto emerso dalla consultazione dei cittadini promossa dal Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione che, con l’iniziativa “100 procedure più complicate da semplificare”, ha voluto far luce sui quelli che sono i nodi più urgenti che la burocrazia italiana è tenuta a slegare se vuole sostenere una ripresa economica della filiera produttiva. I risultati di questa consultazione telematica sono chiari: l’edilizia risulta essere, per numero e complessità d’interventi di urgente semplificazione normativa e burocratica, il settore maggiormente colpito da procedure complesse. Nonostante i tentativi di semplificazione susseguitisi negli anni, la denuncia di maggior peso è riferita alla mancanza di una visione e politica d’intervento unitaria e un riferimento normativo certo che coordini gli interventi locali/regionali in maniera che sostengano le linee guida ministeriali.

Quanto emerso è sicuramente da leggersi come un dato incoraggiante perché il fatto che:

  • sia stata accolto il disagio delle imprese edili;
  • sia stato preso l’impegno nella persona di Maria Anna Madia [Ministro promotrice della consultazione] di garantire una nuova politica di semplificazione;
  • il Governo abbia accolto le proposte degli utenti (gli unici evidentemente ad avere un quadro complessivo del problema) come base per un nuovo programma d’interventi e che;
  • la consultazione sia stata promossa in collaborazione da tutte le parti sociali [Unione delle province italiane, Conferenza delle Regioni, l’Anci, l’Upi, l’Associazione nazionale comuni italiani];
è un chiaro segnale di come il sistema degli interessi da tutelare nell’iniziativa politica stia cambiando.

 

I problemi da affrontare

Tra i più ricorrenti problemi denunciati sono da menzionare, come esempio evidente di come ci si sia progressivamente mossi verso un sistema iper-burocratico, i lunghissimi tempi per l’attribuzione dei titoli abilitativi e l’annesso problema dei numerosi enti coinvolti nel rilascio delle autorizzazioni operative. A questo si aggiunge anche l’assenza di un riferimento normativo che renda trasparenti le procedure, il che contribuisce in maniera sensibile all’allungamento dei tempi necessari all’assolvimento delle stesse, regolate da leggi statali e regionali contraddittorie o ripetitive. In particolare l’attenzione del programma di governo dovrà intervenire prontamente in merito alle procedure di:
  • attribuzione del permesso di costruire che per come è organizzata attualmente impone un tempo di rilascio dell’abilitazione e di rilascio dei permessi pari almeno al doppio a quelli che sono i periodi medio di esecuzione lavori (apertura e chiusura di un cantiere);
  • autorizzazione sismica, troppo onerosa;
  • autorizzazione paesaggistica, richiesta anche nel caso di micro-interventi di riqualificazione (realizzazione/sostituzione comignolo, taglio alberi isolati, ecc.);
  • attribuzione del DURC [Documento Unico di Regolarità Contributiva – attestazione di regolarità contributiva e di condotta antimafia] che risulta essere troppo oneroso per costi e numerosità di allegati da consegnare, senza considerare che è solo uno dei tanti documenti necessari per partecipare alle gare d’appalto;
  • sulla stessa linea di condotta meritano di essere segnalati anche il complesso di procedure per il deposito della DIA, SCIA e Comunicazione degli interventi di edilizia libera.​

Proprio queste procedure, in principio istituite per semplificare l’inizio attività ma i cui iter burocratici sono stati successivamente modificati sulla base di interpretazioni di merito degli uffici tecnici locali, sono quelle su cui l’attenzione del Governo si sta rivolgendo coerentemente agli impegni presi con i cittadini con il DEF (Documento Economia e Finanza).

 

La soluzione

Per quanto potuto apprendere dalle ultime dichiarazioni della già citata Maria Anna Madia, l’azione di governo si sta muovendo verso un DDL di riforma che introduca un “modello standard nazionale” per la richiesta del permesso di costruire e la presentazione della SCIA [Segnalazione Certificata Inizio Attività]. Questo proposta potrebbe, il condizionale è d’obbligo considerata l’efficacia degli ultimi interventi, semplificare sensibilmente l’abilitazione e la documentazione necessaria ad avviare i lavori edili e l’argomento è in programma di discussione già per i prossimi giorni. Il modello sarà per altro disponibile sia in formato cartaceo che on-line, anche la digitalizzazione delle documentazioni può dare il suo contributo in termini di snellimento procedurale, ed è stato pensato in maniera tale da offrire un riferimento normativo certo e al contempo garantire una certa flessibilità applicativa alle diverse norme regionali. La proposta è stata accolta favorevolmente anche dalla RPT [Rete delle Professioni Tecniche] in virtù del successo registrato dalla Regione Puglia che ha già avviato un simile progetto di armonizzazione delle documentazioni per SCIA, DIA, comunicazione inizio lavori e comunicazione di edilizia libera, registrando un discreto sostegno dalle parti sociali.

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