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RATING DI LEGALITA'

Il criterio che semplifica l’accesso al credito per le imprese

Pochi giorni fa è stato approvato, e pertanto reso esecutivo, il DM 57/2014 del Ministero dell’Economia e delle Finanze, tale documento  vorrebbe modificare il sistema d’accesso ai fondi europei e ai finanziamenti agevolati, rendendoli di fatto più rapidi per imprese che dimostrino di aver avuto un comportamento virtuoso. L’adozione di un simile criterio meritocratico come principio di attribuzione dei fondi era stato già suggerito dall’Antitrust (Autorità garante della concorrenza e del mercato) che, in occasione delle consultazioni sulla Legge di Liberalizzazione, si era  espresso favorevolmente  all’applicazione del “rating di legalità” alle imprese. Questo principio permetterà all’Antitrust, su richiesta specifica delle imprese, di assegnare un giudizio (rating per l’appunto) che sia indicativo della buona condotta  dell’azienda nell’intraprendere la loro attività.

Ricordiamo che, in base al regolamento dell’Antitrust, il rating di legalità è facoltativo e si ottiene su richiesta delle imprese che siano scritte da almeno due anni nel registro delle imprese, e che siano in condizione di dimostrare l’adozione dei principi etici all’interno dei comportamenti aziendali tra cui:

  • L’adozione di sistemi per la tracciabilità dei pagamenti;
  • L’assunzione di strategie coerenti e riconducibili a forme di CSR (Customer Social Responsibility) aziendale, nonché l’adozione dei principi etici di autoregolamentazione adottati dalle associazioni di categoria ;
  • Rispetto dei contenuti del Protocollo di legalità sottoscritto dal Ministero dell’Interno, da Confindustria, dalle Prefetture e dalle associazioni di categoria;
  • La mancanza di condanne.

[La perdita di uno dei requisiti comporta la revoca del rating o il declassamento dell’impresa]

Questi principi sono da considerarsi una semplice linea guida che vuole trasmettere alla Pubblica Amministrazione e all’ente chiamato al controllo della sua applicazione la ratio per cui questo decreto è stato redatto, corretto e applicato. Il Ministero dell’economia e delle finanze e il Ministero dello sviluppo economico dovranno infatti  valutare, entro il prossimo 8 Agosto 2014, quali criteri siano ammissibili nel giudizio di legalità tenendo in  debita considerazione:  la natura, l’ammontare e soprattutto le finalità che le diverse forme di finanziamento vorrebbero tutelare.

Il fatto di poter distinguere le diverse realtà imprenditoriali secondo un criterio di legalità consentirà di riconoscere quelle imprese virtuose, quelle che avranno cioè un rating più alto,  meritevoli di un’ agevolazione ai fini dell’erogazione del finanziamento. Il giudizio dell’Antitrust sarà in ultima analisi un parere che si traduce in un punteggio aggiuntivo - da una a tre stelle – da farsi valere in graduatoria.
 

Quello che apparentemente sembra essere un beneficio per le istituzioni pubbliche chiamate ad amministrare i fondi, è in realtà una concreta opportunità anche per gli istituti bancari privati, che potranno così regolarsi meglio sia sulle condizioni contrattuali da proporre nella cessione di un prestito, che nel definire i criteri d’accesso al credito per le imprese. D’altra parte, in considerazione delle maggiori garanzie di buona condotta deducibili, le banche potranno ridurre le procedure istruttorie per la verifica delle condizioni minime economiche e  i tempi per la gestione delle relative pratiche, semplificare così l’erogazione dei prestiti. Anche le banche ad ogni modo saranno chiamate a formalizzare internamente delle regole che spieghino come vorranno considerare il rating di legalità. Certo è che la notizia ha richiamato l’attenzione di molte delle parti del sistema impresa italiano. Il rating legale è, almeno nelle intenzioni, un‘ importante evoluzione del sistema di accesso al credito per le imprese che ora più che mai hanno bisogno di essere sostenute finanziariamente, soprattutto se hanno dimostrato nel tempo e nella crisi di meritarsi ciò di cui hanno bisogno.

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